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Alimentazione in gravidanza e allattamento secondo i consigli dell'igienista dentale


Sane abitudini alimentari della gestante sono la migliore garanzia per la salute del feto e del primo periodo di vita nel neonato, soprattutto se il bambino sarà allattato al seno.

Molta attenzione va data alla qualità degli alimenti: vanno limitati, o meglio eliminati, i cibi contenenti additivi come conservanti e coloranti, preferendo ad essi cibi freschi, poco trattati, e optando per cotture veloci e al vapore, ideali anche per limitare i grassi e tenere a bada il proprio peso (in gravidanza l’incremento di peso non dovrebbe superare i 10-12 kg).
Tenere d’occhio la bilancia significa non soltanto ritornare facilmente al proprio peso dopo la nascita del bambino ma, soprattutto, condurre una gestazione tranquilla, prevenendo problematiche quali il diabete gravidico e l’ipertensione che predispone alla gestosi, una sindrome che impedisce una corretta conduzione delle sostanze nutritive dalla madre al feto.
In gravidanza il fabbisogno di calcio aumenta considerevolmente per un’appropriata coagulazione di sangue e per la formazione di ossa e denti del nascituro.
Considerando che la deposizione di calcio nei denti del feto comincia la quarto mese di gravidanza, è intuibile pensare come un’efficace prevenzione delle malattie della bocca del bambino debba iniziare proprio nel periodo fetale.
Maggiore attenzione va data anche alle quantità di ferro, ssenziale per la maggiore sintesi di emoglobina materna.
La gestante sarà sensibilizzata dall’igienista dentale anche sull’importanza di un corretto apporto di vitamine al fine di evitare il verificarsi di stomatomucositi, dovute, appunto, a carenze vitaminiche.
In particolare:
  • Un deficit di vitamina A causa ipercheratosi della mucosa orale e predispone a processi infiammatori
  • insufficienti quantità di vitamina C provocano facilità di sanguinamento, oltre rendere la gengiva più vulnerabile  alle endotossine batteriche
  • un ridotto apporto di vitamina PP determina alterazioni gengivali (edema, lcerazioni e sanguinamento)
  • una carenza di vitamine del complesso B predispone a stati infiammatori della mucosa orale in particolare la carenza di vitamina B6 sembra determinare alterazioni regressive dell’osso alveolare e dell’epitelio delle papille interdentali.
 
In generale, il fabbisogno delle vitamine del complesso B aumenta durante la gravidanza, in quanto cresce la necessità di produrre grandi quantità di energia. Nell’ambito del gruppo delle suddette vitamine è importante, per la gestante, assicurarsi adeguate quantità di acido folico (vitamina B9), una cui carenza sembrerebbe correlata alla comparsa del labbro leporino.
Tale vitamina riveste un ruolo fondamentale nella maturazione dei globuli rossi del feto e nel corretto sviluppo dei tessuti embrionali, soprattutto durante le prime settimane di gravidanza, allorquando avviene l’organogenesi.
Anche le richieste di vitamina C aumentano per aiutare la placenta a formarsi correttamente e accrescere la resistenza alle infezioni.
Tra le donne in gravidanza che fumano il fabbisogno di vitamina C giornaliero è raddoppiato rispetto alle non fumatrici.
L’igienista dentale, comunque, motiverà le future mamme a non fumare, suggerendo di non frequentare ambienti fumosi.
Il fumo infatti, sia esso  attivo o passivo, induce un restringimento dei vasi sanguigni con riduzione del flusso del sangue e interferisce con la disponibilità di nutrenti al feto e con la capacità di trasporto dell’ossigeno a causa della formazione di carbossiemoglobina.
Altro aspetto da non trascurare è il problema relativo all’assunzione di crackers, biscotti, fette biscottate, caramelle ecc., consumati dalla gestante per mitigare il senso di nausea frequente soprattutto durante il primo trimestre di gravidanza per la produzione di lattogeno placentare, ormone deputato alla crescita della placenta.
I residui di tali carboidrati , se non allontanati attraverso una scrupolosa igiene orale, possono diventare fattori promuoventi la formazione della placca batterica, aggravando il già delicato equilibrio del cavo orale in cui la saliva si arricchisce di muco-proteine, fattore che già di per sé predispone alla placca.
L’igienista dentale potrà consigliare alla gestante sciacqui al bicarbonato di sodio dopo il vomito per neutralizzare l’attacco acido sui denti e la informerà e istruirà circa l’importanza di conservare uno stato di salute orale durante i mesi di gestazione quale presupposto fondamentale per l’integrità della salute propria e per lo sviluppo ottimale di denti e cavità orale del nascituro.
A tale scopo l’igienista dentale darà informazioni utili alla paziente gravida per la prevenzione della carie dentale e il mantenimento della salute delle strutture di supporto del dente, attraverso una dieta varia, contenente i gruppi nutritivi essenziali, con un minimo di cibi cariogeni.
Compito dell’igienista è, inoltre, quello di impostare un programma di preparazione al parto per offrire alla paziente gravida un’adeguata cura prenatale, per cui l’istruzione alla salute orale del nascituro deve cominciare prima della sua nascita per preparare non solo la mamma, ma anche il papà, lle attenzioni di cui il piccolo avrà bisogno.
Durante l’allattamento è richiesto un apporto di energia maggiore rispetto alla gravidanza, tuttavia la dieta deve consentire alla mamma di ritornare al proprio peso forma sia di stimolare e mantenere la lattazione.
Per bruciare le calorie in eccesso un po’ di moto può essere utile.
Per avere un buon latte bisogna mangiare alcuni tipi di alimenti, vale a dire cibi oleosi, frutta secca, legumi, cereali e uova; per idratare frutta e verdura; l’idratazione è fondamentale poiché il latte è un alimento liquido e per produrne a sufficienza occorre bere molta acqua.
Nei primi mesi di vita del bambino uno degli errori più comuni è quello di tenerlo tranquillo con una tettarella intinta nello zucchero o nel miele, oppure di somministrargli con il biberon liquidi zuccherati come acqua, camomilla o succhi di frutta.
Tali abitudini sono determinanti per lo sviluppo della cosiddetta carie da biberon o “ baby bottle tooth decay “, una delle principali cause di lesioni cariose dei bambini nei primi anni di vita.
La carie da biberon si manifesta solitamente a carico degli incisivi centrali e laterali superiori e, solo quando il processo carioso ha coinvolto in maniera destruente le superfici dei suddetti elementi, vengono coinvolti anche i canini.
La distruzione delle corone degli elementi interessati è rapidamente progressiva, tale che già verso i 3-4 anni sono visibili le solo radici.
Ciò è collegato alla sottigliezza dello smalto degli elementi decidui che presentano uno spessore smalto di 0,5 mm contro 1 mm dei denti permanenti. il gruppo frontale è protetto dall’autodetersione esercitata dalla lingua e dal labbro inferiore, nonché dalla produzione notturna di secrezione mucinosa delle ghiandole salivari.
La sindrome da biberon riconosce un’eziologia multifattoriale:
  • errate abitudini alimentari
  • elevata permanenza del contatto tra i denti e alimenti cariogeni
  • scarsa igiene orale
  • abitudini scorrette all’utilizzo di sostanze zuccherine veicolate dal biberon o dal ciuccio , soprattutto durante le ore notturne.
     
E’ utile ricordare che il latte, sia che si parli di latte bovino che di quello umano, contiene una quantità importante di lattosio; più precisamente, il latte umano contiene una quantità doppia di lattosio rispetto al latte di vaccino.
Ampiamente riconosciuta è l’attività cariogena del lattosio ed è pertanto superfluo, se non addirittura errato, aggiungere al latte altri dolcificanti che influenzano lo sviluppo della patologia in questione, fornendo alla flora batterica cariogena, S. Mutans in particolare, substrati per la produzione di acidi e loro adesione sulle superfici dentali. Di contro, il latte oltre al lattosio contiene anche grandi quantità di calcio e fosforo, elementi che gli conferiscono attività anticarie in quanto contribuiscono alla remineralizzazione dello smalto.
Il grado di resistenza conferita dal calcio e fosforo allo smalto nei confronti della produzione acida è stato dimostrato misurando comparativamente il diverso grado di dissoluzione dello smalto nella saliva osservato in presenza di latte o di solo lattosio. La dissoluzione è risultata maggiore nel secondo caso.
Il latte contiene alcune proteine come la caseina, capace di costituire un rivestimento organico protettivo della superficie dello smalto.
Per quel che concerne il tipo di allattamento, materno o artificiale, viene portata avanti la tesi che l’allattamento al seno rappresenti un fattore di protezione nei confronti della patologia cariosa, inoltre mostra numerosi vantaggi rispetto all’utilizzo del biberon, non solo perché rappresenta la forma fisiologica dell’alimentazione, ma anche perché influisce in maniera positiva sul corretto sviluppo psicofisico del bambino.
Nel latte naturale sono presenti principi nutrienti in percentuali idonee alle esigenze e alle capacità digestive del neonato, percentuali difficilmente riproducibili nel latte artificiale; in più , le immunoglobuline della madre, contenute nel latte, immunizzano il neonato, incapace nei primi mesi di produrre anticorpi in maniera autonoma.
Attraverso la suzione al seno, inoltre, il neonato stabilisce una simbiosi con la madre e soddisfa il proprio bisogno d’affetto, aspetto importante ai fini di un corretto sviluppo psicoaffettivo.
Per quel che concerne l’apparato stomatognatico, la suzione al seno facilita lo sviluppo neuromuscolare , stimola le creste alveolari attraverso l’esercizio continuo, rende la conformazione palatale più concava per la sollecitazione esercitata dalla lingua contro di esso, sviluppando nel bambino la capacità di respirare attraverso il naso.
Secondo quanto riportato dall’Oms e dall’Unicef, il mancato allattamento al seno durante i primi sei mesi di vita può rappresentare un importante fattore di rischio predisponendo i neonati ad ammalarsi con più facilità, oltre a una minore produttività e un diminuito sviluppo intellettuale e sociale durante l’infanzia.
Per tali motivi si raccomanda di protrarre l’allattamento al seno in modo esclusivo per i primi 6 mesi di vita e di continuarlo fino a oltre 1 anno associandolo a idonei alimenti complementari durante lo svezzamento.
Nel caso di allattamento artificiale, l’igienista dentale potrà consigliare l’utilizzo di tettarelle anatomiche la cui forma riproduca il più fedelmente possibile quella del capezzolo materno, non troppo lunghe per mantenere la funzione che si realizza durante la suzione del capezzolo, ossia la pressione che la lingua esercita sul palato duro.
Inoltre, è opportuno che i fori sulla tettarella non siano troppo larghi affinchè il latte non defluisca rapidamente o comunque spontaneamente, evitando di sopprimere il coinvolgimento attivo dei muscoli.
In genere i pediatri consigliano di sospendere l’allattamento al seno o con il biberon intorno ai nove mesi; in ogni caso l’utilizzo prolungato del biberon dovrebbe essere scoraggiato, soprattutto l’uso aggiuntivo nel latte di dolcificanti o la somministrazione attraverso il biberon di bevande dolci dal momento che tutte queste abitudini possono avere ripercussioni negative sul cavo orale.
L’igienista dentale motiverà i genitori, sull’importanza che assume l’alimentazione seguita dal bambino e sulla necessità di eseguire manovre di igiene orale per prevenire problematiche patologie dell’apparato oro dentario, quale la sindrome da biberon. Per queste ragioni l’igienista spiegherà la modalità della pulizia dei denti e gengive dopo ogni pasto: il capo del bambino viene messo sul grembo con le gambe distese in avanti, tenendogli il mento con una mano e una garza viene passata gentilmente sulle superfici da detergere.
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