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Legame controverso tra nascite pre-termine e parodontite


I nati pre-termine sono quei bambini che vengono alla luce entro la trentasettesima settimana di gestazione. Il fenomeno si verifica sempre più di frequente e la maggior parte ha cause sconosciute
 
di Renato Torlaschi


Si definiscono nati pre-termine quei bambini che vengono alla luce entro la trentasettesima settimana di gestazione. Come ricorda Jada, questi tipi di nascite si verificano sempre più di frequente: sono stati il 12,6% del totale negli Stati Uniti nel 2006, con un aumento del 20% rispetto al 1990. anche se circa un terzo sono secondarie a una serie di precise condizioni mediche, la maggior parte delle nascite pre-termine hanno una causa sconosciuta e probabilmente multifattoriale. I ricercatori hanno identificato diversi fattori di rischio, come l’età, il fumo, l’etnia e le gestazioni multiple, ma ci sono evidenza di infezioni sistemiche che possono esserne all’origine. 
Ma come mai la rivista dell’Associazione dei dentisti americani si occupa delle nascite pre-termine? E come mai, quasi contemporaneamente, le fa eco il Journal of Periodontology, la più impattata tra le riviste di riferimento dei parodontisti? Com’è facile immaginare, le due pubblicazioni non fanno che dare voce agli studi, moltiplicatisi negli ultimi anni, che entrano nel merito della controversa associazione tra la nascita di bambini prematuri o sottopeso e la malattia parodontale della madre. 
Gli esperti ipotizzano due meccanismi attraverso i quali la malattia parodontale potrebbe giocare un ruolo importante: l’aumento della risposta infiammatoria e la batteriemia materna associata alla trasmissione placentare dalla madre al feto. Ma quel che più interessa, al di là delle considerazioni biologiche, sono gli aspetti clinici e la possibilità di ridurre la probabilità di parti prematuri e di neonati sottopeso attraverso un trattamento della malattia parodontale della madre.
Una risposta chiara e condivisa non c’è ancora e lo dimostrano proprio gli articoli citati che sono di segno opposto: se uno non trova in letteratura dati affidabili e concordi sull’opportunità di una terapia specifica, l’altro propone una strategia metodologica alternativa, supportandola con risultati preliminari confortanti. 

Lo studio presentato su Jada fa il resoconto di una meta-analisi condotta da una variegata compagine di ricercatori americani, che operano tra Newark e Philadelphia, coordinati dal dottor Mel Mupparapu. L’indagine si inserisce in uno scenario di ricerca ricco ma visibilmente controverso.

Già prima di lavorare al progetto, gli autori erano a conoscenza che diversi specialisti avevano vantato successi nel ridurre la frequenza di parti prematuri attraverso terapie contro la parodontite e che altri non avevano osservato alcun beneficio. E all’inizio del 2010 un ampio studio pubblicato sull’American Journal of Obstetrics aveva portato gli autori a ritenere “che il rischio di parti prematuri secondari alla presenza di parodontite durante la gravidanza sia sovrastimato e che un trattamento contro la malattia non ne riduce l’incidenza”. 

 La scelta di Mupparapu e dei suoi colleghi è stata quella del rigore scientifico: dei moltissimi lavori individuati nella fase preliminare della loro ricerca, la gran parte è stata scartata perché non soddisfaceva sufficienti requisiti di qualità. Sono stati invece inclusi dieci studi randomizzati controllati in cui erano stati analizzati i parti pre-termine e otto relativi a nascite di bambini sottopeso (inferiori ai 2500 grammi). In tutti i casi, le donne erano state inserite in modo casuale al gruppo trattato con pulizia sottogengivale e levigatura radicolare oppure al gruppo di controllo sottoposto alla normale profilassi ma a nessun trattamento specifico. A conclusione della meta-analisi, non si possono trarre indicazioni positive. Riferiscono gli autori: “i risultati cumulativi degli studi randomizzati controllati che abbiamo ritenuto idonei non supportano la nostra ipotesi che si sarebbe verificata una riduzione delle nascite pre-termine e sottopeso nelle donne trattate in gravidanza contro la parodontite”.

Ma c’è spazio per un certo ottimismo; secondo il dottore Mupparapu, è possibile che l’efficacia del trattamento risenta della tempistica con cui viene effettuato, all’interno del periodo di gravidanza: potrebbe infatti mancare l’obiettivo di ridurre i parti prematuri, solo perché affrontato troppo tardi.

Di tutt’altro registro è l’articolo del Journal of Periodontology, che presenta uno studio non randomizzato con un gruppo di controllo storico. Proposto da un gruppo di ricercatori provenienti da tre diverse università brasiliane, il metodo non era mai stato applicato a questa problematica. Per chiarire di cosa si tratta, entriamo nel dettaglio della sperimentazione condotta.

Gli autori hanno preso come campione 234 donne in gravidanza: 54 di esse, affette da parodontite, hanno ricevuto un regolare trattamento parodontale e hanno formato il gruppo di test; altre 68, senza parodontite, sono state assegnate al gruppo I di controllo mentre, a fungere da gruppo II di controllo, sono state 112 donne con malattia parodontale non trattata, che qualche anno prima avevano fatto parte di uno studio precedente e le cui cartelle cliniche sono state analizzate questa volta in modo retrospettivo - si è trattato dunque di un controllo esterno o storico, il che ha consentito di superare ogni eventuale problema etico. La diagnosi di malattia parodontale è stata effettuata sulla base di un esame fisico completo, con misurazione della profondità di sondaggio, della recessione gengivale, della perdita dell’attacco clinico e degli indici si sanguinamento.

Parodontisti esperti hanno controllato e trattato regolarmente lungo tutto il corso della gravidanza le donne del gruppo di test, che dopo il parto sono state sottoposte a una nuova valutazione dello stato parodontale. Per tutte le 234 partecipanti allo studio, si sono raccolte informazioni relativamente al parto e ai neonati.

Come già anticipato, gli esiti di questo studio sono stati positivi e conformi alle attese: la frequenza dei neonati sottopeso è stata simile nel gruppo di test e nel gruppo I di controllo e inferiori rispetto a quella riscontrata nel gruppo II di controllo. Prevedibilmente soddisfatte le conclusione tratte dagli autori: “i risultati suggeriscono che la terapia parodontale nelle donne gravide affette da parodontite rappresenta un fattore positivo, che favorisce la nascita di bambini di peso normale”.
 

Jada 2010; 141(12): 1423-34
J Periodontol 2010;81
1725-33 

Am Obstet Gynecol 2010;
202(2):147.e 141-147e-148.