GLI INTARSI IN COMPOSITO PER IL RESTAURO ESTETICO DI CAVITA' COMPLESSE
A CURA DEL PROF. G. PONGIONE, DR. R. ESPOSITO E DR. G. GAMBARINI


Le aumentate richieste estetiche associate ad una sempre crescente fobia nei confronti dell'amalgama d'argento hanno portato ad un sempre più rapido declino di materiali di tipo metallico nel restauro dei settori latero-posteriori, mentre sempre più larga diffusione hanno avuto i materiali compositi.
Negli ultimi anni vi è stato un netto miglioramento dei materiali (adesivi e compositi) e delle tecniche (sia ricostruttive che di polimerizzazione), che ha reso sempre più predicabile il risultato. Per cavità di grosse dimensioni o laddove non sia presente almeno 1 mm di smalto in senso di corona apicale sembra essere più indicati il ricorso a tecniche semidirette ed indirette.
L’utilizzo di materiali compositi come materiale da restauro indiretto è stato proposto agli inizi degli anni ottanta, per cercare di ottenere un manufatto stabile sia da un punto di vista strutturale che volumetrico e limitare la polimerizzazione intraorale al solo strato di materiale utilizzato per la cementazione.

I vantaggi dell'utilizzo di intarsi in composito sono:
 

  • Minore abrasione dell'elemento antagonista rispetto a restauri ceramici: in particolare durezza e dimensione del riempitivo sono fattori che influenzano l'usura del composito quando è opposto al dente naturale. La durezza del riempitivo dovrebbe essere inferiore o uguale all'idrossiapatite
     
  • Buon adattamento marginale
     
  • Miglioramento delle caratteristiche meccaniche (resistenza all'usura, microdurezza, etc.) e delle proprietà fisiche (solubilità coefficiente di espansione termica, modulo di elasticità, fragilità) del composito grazie alla post-polimerizzazione
     
  • Buona stabilità occlusale del restauro
     
  • Possibilità di effettuare piccole correzioni.


Per definire il disegno di cavità e la necessità di ricoprire una cuspide o meno, grande importanza rivestono alcuni fattori quali:
 

  • La relazione fra i contatti occlusali ed i limiti della preparazione
     
  • Le sollecitazioni funzionale sulle pareti residue ed il tipo di occlusione
     
  • La presenza di difetti quali erosione, abrasione, incrinatura e/o la presenza di cavità accessorie in zona cervicale
     
  • Lo spessore delle pareti cavitarie.


È importante sottolineare come il ricorso a tecniche adesive non deve comunque far sottovalutare l'importanza dei fattori strutturali di rinforzo per il mantenimento dell'integrità dell'elemento dentario. Alcuni studi hanno difatti evidenziato come il legame adesivo dentina-composito sia soggetto nel tempo ad una diminuzione della sua forza, tanto maggiore quanto più questo legame è sottoposto a stress meccanico termico. Lo spessore minimo per garantire il mantenimento cuspidale è stato valutato in 1,5-2 mm per il dente vitale ed in 2,5-3 mm per il dente trattato endodonticamente.
Sulla base delle precedenti valutazioni si deciderà quindi se eseguire un inlay, un onlay o un overlay. Terminata la preparazione di cavità si procede alla presa dell’impronta con tecniche monobasiche utilizzando dei poliesteri o dei polivinilsilossani.
Per evitare che durante le fasi di registrazione dell'impronta e di cementazione possa avvenire un collasso delle fibre collagene con conseguenti ripercussioni sulla formazione dello strato ibrido e per evitare la contaminazione della dentina con batteri ed agenti irritanti  è stata proposta da Paul e Scharer una tecnica (Dual Bonding Techique) che prevede una prima fase in cui si effettua l'applicazione immediata dell'adesivo sulla dentina, subito dopo aver terminato la preparazione di cavità.
 

LA SEDUTA SUCCESSIVA

Dopo aver montato la diga di gomma si procede alla rimozione dell’otturazione provvisoria ed alla prova dell'intarsio. Dopo la prova si andranno a verificare l'adattamento del manufatto e la precisione marginale.
Si procede quindi alla cementazione dell’intarsio, utilizzando del composito riscaldato con appositi fornetti a 50°. La cementazione di un intarsio in composito rappresenta una delle fasi più delicate. La tendenza attuale è quella di utilizzare per la cementazione lo stesso composito utilizzato per la costruzione dell'intarsio al fine di eliminare le fasi più deboli del restauro. L'adesione verso le strutture dentali  è simile a quella che si ottiene con le tecniche dirette, mentre l'adesione verso l’intarsio è data dalla ritenzione chimica, meccanica e micromeccanica.
Utilizzando del composito in fase di cementazione, è buona norma polimerizzare per almeno un minuto per ogni superficie del restauro, utilizzando una lampada ad alta energia. Terminata la polimerizzazione si procede alla rifinitura e lucidatura per ottenere una perfetta continuità fra intarsio e dente, e correggere eventuali difetti di superficie, levigare le superfici irregolari.
 

DISCUSSIONE E CONCLUSIONE

Nel valutare la longevità degli intarsi in composito è importante sottolineare come la durata a medio e lungo termine possa essere influenzata da una carente manualità dell’operatore o da errori in fase di prova o di cementazione dell’intarsio. È fondamentale controllare con l'ausilio di un sistema di ingrandimento la precisione dell'intarsio in quanto la contrazione del composito/cemento è direttamente proporzionale allo spessore del cemento adesivo. Per un sufficiente adattamento marginale tale spessore dovrebbe essere, al margine, al di sotto dei 100 micron, mentre all'interno della preparazione sono concessi fino a 300 micron.
In conclusione possiamo affermare che gli intarsi in composito rappresentano la scelta terapeutica ottimale per il restauro di grosse cavità nei settori latero-posteriori.
 

BIBLIOGRAFIA

1. Re D, Cerutti A, Mangani F, Putignano A: Restauri estetici-adesivi indiretti nei settori posteriori. UTET Scienze Mediche 2007.
2. Dietschi D, Speafico R: Restauri adesivi non metallici: attuali concetti per il restauro estetico dei denti posteriori. Scienze e Tecniche Dentistiche Ed. Internazionali 1997.
3. Paul SJ, Scharer P: The dual bonding technique, a modified method to improbe adesive luting procedures. The international Journal of Periodontic and restorative dentistry, 1997;17(6):537-.545.
4. Fichera G, Dinapoli C, re D: Restauri estetico-adesivi indiretti: modello per diagnosi di configurazione cavitaria. Il Dentista Moderno 2003; 2:21-56.