IL RUOLO CENTRALE DELL’ODONTOIATRA PEDIATRICO

 

Cambiano gli scenari della professione: è vicino il passaggio da un’ approccio odontoiatrico terapeutico verso uno preventivo

Storicamente la professione odontoiatrica nasce e si sviluppa per affrontare la sfida della terapia delle carie. Nel tempo è poi cresciuto l’ambito d’intervento del dentista, che si è fatto carico anche della malattia parodontale e del trattamento delle mal occlusioni.
Oggi, sulla base dell’analisi dei dati epidemiologici ma anche sulla scorta della nostra esperienza quotidiana con i pazienti, siamo in grado di affermare che ci troviamo  di fronte ad un importante cambiamento degli scenari e dello stato di salute della popolazione , che inevitabilmente portano a modificare obiettivi e contenuto della nostra professione.


Storia epidemiologia della patologia cariosa


La carie è una malattia in netto declino nei paesi industrializzati : Studi inglesi hanno dimostrato che la sua prevalenza è stata bassa fino alla metà del XIX secolo allorchè cambiò la dieta dei sudditi di Sua Maestà la Regina Vittoria.
Nel giro di 50 anni in Inghilterra il consumo pro-capite dei carboidrati raffinati si quintuplicò e la carie dentale divenne una malattia endemica.
Poco più di un secolo dopo, attorno al 1970 , il diffondersi del consumo di prodotti al fluoro ne invertì il trend, tant’è che oggi , specie in aree ad alto PIL economico , la sua prevalenza è notelvomente ridotta.
Per fare un esempio , nella contea inglese dell’Essex  (Distretto Sanitario di Harlow ) i bambini di 11 anni hanno un DMFT medio di 0,19 che, tradotto in termini numerici , significa che su 1.000 undicenni solo 190 elementi dentari hanno sperimentato la carie.
Ben diversa la situazione una cinquantina di anni fa , negli anni Sessanta , quando l’indice DMFT medio inglese nei ragazzini di 12 anni era8 volte più grande ( 5.6 vs 0.7 ).
Per contrasto i dati africani della Tanzania del 2004 indicano che alla stessa età su 1.000 bambini ci sono solo 300 denti con carie (DMFT  medio  0.3 ).
Questi dati servono a far comprendere come, nei nostri paesi occidentali , la carie stia progressivamente ritornando ai livelli precedenti la diffusione alimentare dei carboidrati , avvicinandosi a “valori africani “.


Un ‘epoca senza carie


Curioso ricordare come in piena endemia cariosa nel 1896 il professor Greene Vardiman Black di Chicago, convinto assertore della prevenzione , disse ai propri studenti : “  è sicuramente vicino il giorno in cui tutti saremo impegnati in un’odontoiatria  pratica preventiva più che ripartiva e questo avverrà quando comprenderemo l’etiologia della carie dentale tanto a fondo da poterne combattere gli effetti distruttivi attraverso interventi sistematici e mirati “.
Quel giorno è ormai giunto e la carie non rappresenta più un’emergenza sanitaria per la gran parte della popolazione infantile.
Nelle nuove generazioni in cui è diffusa la pratica quotidiana all’igiene orale , infatti, la patologia cariosa tende a concentrarsi in un specifico sottogruppo costituito sia da soggetti appartenenti a classe sociali più basse , sia da soggetti biologicamente più predisposti .
La ricerca ha spiegato in modo esaustivo quanto successo negli ultimi 150 anni , riassumendolo con questa tesi : i potenziali danni di una dieta cariogena sono neutralizzati dal regolare consumo di prodotti fluorati .
Al singolo individuo va spiegato e insegnato che la carie è una malattia prevenibile a patto di lavarsi i denti con un dentifricio al fluoro almeno due volte al giorno.


Il ruolo centrale della pedodonzia


La mancanza di carie provoca il drastico ridimensionamento di un imponente indotto terapeutico che va dalla conservativa fino alle più complesse riabilitazioni implanto-protesiche , riducendo la richiesta stessa della figura dell’odontoiatra da parte della comunità.
In questi tempi il mondo odontoiatrico sta vivendo una strana dicotomia : se per le generazioni sopra gli “anta “ si assiste in nome dell’ eccellenza della qualità delle prestazioni al fiorire di tecniche e prodotti riabilitativi sempre più sofisticati , per le generazioni più giovani le terapie si stanno invece riducendo e semplificando.
In questo scenario in rapida mutazione l’odontoiatra pediatrico va a collocarsi al centro della professione .
Come schematizzato graficamente tra i 4 grandi capitoli della pediatria dentale la promozione della salute orale risulta più produttiva per la salute sia del singolo che della comunità nel suo complesso.


Collaborando con famiglie e pediatri sempre più sensibilizzati e avvalendosi della figura dell’igienista dentale il pedodontista ha la possibilità di far crescere in salute i suoi piccoli pazienti.


Infatti l’acquisizione nei primi anni di vita di stili congrui quali una quotidiana igiene orale basata sull’uso regolare dello spazzolino e del dentifricio fluorato per lo meno due volte al giorno non solo sradica o riduce drasticamente la patologia cariosa, ma ha effetti positivi sull’insorgenza e il controllo della malattia parodontale negli anni a venire.
Nell’ambito di generazioni sempre più dentalmente sane  mutano rapidamente i bisogni della popolazione e la cura dell’estetica dento-facciale del singolo sta assumendo un’importanza centrale ; sempre di più l’odontoiatra pediatrico è chiamato a rispondere delle esigenze di cura delle maloclussioni dentali dei propri piccoli pazienti su richiesta di genitori, più attenti che nel passato, ai bisogni  ortodontici.
Lo sviluppo e il mantenimento di bocche con denti sani e ben allineati ricade sulle spalle dell’odontoiatra pediatrico , che è naturalmente destinato a essere la figura più importante della professione odontoiatrica.

Dental Press 1/2010
Dr. Roberto Ferro, Presidente Società Italiana  di Odontoiatria Infantile (SIOI)